12/Dicembre/2018 | 11:36

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Un libro scientifico che si legge come un romanzo

Londra, istruzioni per l'uso della storia fatta dagli italiani

Alessandro Forte, nato trent'anni fa a Lucera, residenza italiana di Federico II, a Londra per lavoro da 6 anni (oggi vicepresidente della JPMorgan Chase) in "La Londra degli italiani" racconta la storia della nostra emigrazione

Londra, istruzioni per l'uso della storia fatta dagli italiani

Alessandro Forte

Un importante - e prezioso - vademecum alla storia degli emigrati italiani che hanno fatto grande l'Inghilterra (da Guglielmo Marconi al carbonaro reggiano Antonio Panzini) o che l'hanno resa intraprendente con le loro straordinarie storie professionali ed imprenditoriali. Ma non solo: il libro è la voce anche di tanti giovani laureati e professionisti italiani che hanno lasciato il Bel Paese per cercare in Inghilterra opportunità che in Italia non riuscivano neppure a sognare. Che cosa macava loro?

«Il 2008 è passato alla storia come uno degli anni peggiori di sempre. Per me è stato il migliore di tutti. È l'anno in cui sono arrivato definitivamente a Londra, l'anno della laurea, l'anno in cui ho lasciato l'Italia». È il racconto che fa di se stesso Alessandro Forte, nato a Lucera (Foggia) nel 1984, una laurea in economia alla Bocconi di Milano, dopo la scuola militare della "Nunziatella" a Napoli, ne "La Londra degli italiani", il libro appena dato alle stampe per Alberti editore che, con taglio scientifico ma con lo stile di un romanzo che si legge tutto d'un fiato, racconta cinquecento anni di emigrazione italiana a Londra: dalle vie strette e malfamate della capitale britannica fino al dramma della seconda guerra mondiale. Fino ai voli low cost che portano migliaia di giovani laureati dall’Italia all’Inghilterra. L'incipit della sua presentazione è, di fatti, una storia come tante raccontate nel libro, che diventa un importante - e prezioso - vademecum alla storia degli emigrati italiani che hanno fatto grande l'Inghilterra (da Guglielmo Marconi al carbonaro reggiano Antonio Panzini) o che l'hanno resa intraprendente con le loro straordinarie storie professionali ed imprenditoriali: dagli operai della London Brick ai gelatai all'impero creato dai siciliani Genovese, alla catena di alberghi di Carmine Forte, originario di Monfrorte in provincia di Frosinone, agli Spaghetti House di Simone Lavarini e Lorenzo Fraquelli, ai Re Mida della City come Enrico Bombieri e Filippo Gori. Ma non solo: il libro è la voce anche di tanti giovani laureati e professionisti italiani che hanno lasciato il Bel Paese per cercare in Inghilterra opportunità che in Italia non riuscivano neppure a sognare. Che cosa macava loro? «In Italia non sei visto come una risorsa, qui si», dice Massimo. «Non c'è cosa peggiore che sentirsi senza futuro, come accade in Italia», aggiunge Roberto. «Ultimata la specializzazione in Medicina, Massimo prova per cinque anni a trovare un lavoro in Italia che lo valorizzi per contenuti e retribuzioni, senza riuscirci; a Londra impiega meno di tre mesi»: ecco come Alessandro Forte sottolinea le opportunità offerte nel Regno Unito, mettendo in guardia ovviamente anche dalla facili illusioni, se non si è disposti ogni giorno a mettersi in gioco, a confrontarsi e competere con professionisti, operai, artigiani provenenti da tutte le parti del mondo. «Società e centri di ricerca possono attingere a un serbatoio di talenti vastissimo, che finisce per tagliare fuori profili anche molto qualificati. Nessuno è indispensabile a Londra». Già, il libro è anche una bella lezione di vita.