15/Ottobre/2018 | 13:03

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Come si orienta il business nella capitale britannica

«Londra è una grande finestra sul mondo», parola di Pasquale Padalino

L'esperienza dell'ex dirigente di Confcommercio di Foggia, trapiantato ormai in Inghilterra, con l'obiettivo di mettere in relazione le aziende italiane e il mercato inglese soprattutto nel settore dell'enogastronomia

«Londra è una grande finestra sul mondo», parola di Pasquale Padalino

Pasquale Padalino

«Se non possiedi una strategia di penetrazione, se non sei dotato di una interfaccia internet per l’ecommerce, se non sai approcciarci alla burocrazia, per quanto semplice sia rispetto all’Italia, non vai da nessuna parte; anzi, lo spaesamento che ne ricavi sul momento, dovuto alla scarsa dimistichezza con la lingua, ti fa desistere da ogni progetto espansivo e ti fa rintanare nel guscio da cui provieni: il che è un peccato, perché i prodotti italiani, di fatti, fanno la differenza», mette in guardia il businessman foggiano.

«Londra è la finestra del mondo: se riesci a realizzare lì i tuoi sogni, puoi esportare il tuo business in tutto il mondo». Parola di Pasquale Padalino, foggiano doc trapiantato da un anno in Gran Bretagna, con un passato da dirigente in Confcommercio, ideatore dei CIV, i gruppi di interesse commerciali di quartiere che riuscirono ad animare Foggia come nessuno aveva mai fatto prima. Come l’omonimo ex allenatore del Foggia calcio, Pasquale Padalino ama le sfide: la sua è di portare la Foggia che produce sui mercati internazionali, prendendola per mano e guidandola alla conoscenza degli strumenti fondamentali per fare business all’estero. Partendo proprio da Londra, dove risiede e dove organizza mensilmente un masterclass rivolto alle piccole e medie imprese di prodotti tipici locali, evocativo della mission chiara e concreta: “How to enter the British food & wine sector”. «E’ stato creato per superare un gap, molto ampio purtroppo, tra quello che pensiamo noi di portare sul mercato e ciò che invece il mercato realmente vuole. Il nostro obiettivo è fornire strumenti opportuni, precisi, affinché un’azienda impari a posizionarsi per esportare poi all’estero. A Londra ho scoperto che abbiamo delle straordinarie eccellenze, capaci di disporre di tecnologia straordinaria. L’errore che noi facciamo è quello di preoccuparci di produrre, di alzare le mura di una fabbrica, ma non ci preoccupiamo del marketing: cioè dei tempi e dei modi con cui i nostri prodotti possono risultare attraenti e, quindi, richiesti. Per questo una parte del masterclass è informativa sulle opportunità di creare business in Grand Bretagna, l’altra parte invece è dedicata all’esplorazione concreta delle realtà enograstronomiche londinesi di eccellenza, per scoprire che tra i fornelli c’è una maestria non solo italiana, ma anche libanese, turca, giapponese e che proprio quella cucina rappresenta per le nostre aziende produttrici tipiche un mercato estremamente interessante e redditizio », dice Padalino. Che, non a caso, nell’iniziativa si è lasciato affiancare dal presidente dell’associazione professionisti cuochi italiani in Inghilterra, Carmelo Carnevale; dal presidente dell’associazione dei somelier italiani in Gran Bretagna, Andrea Rinaldi, oltre che da Marco Gigliucci, stratega marketing, Francesca Dassori, esperta web e anche da un professionista foggiano: il commercialista Franco Guerrieri che con il fratello Antonio Guerrieri hanno impiantato a Londra un accorsato studio commercialistico per assistere le aziende in UK. «Loro - spiega Padalino - sono i professionisti depositari della chiave di volta per consentire alle aziende di schiudere un mercato infinito ma delicato, qual è appunto quello londinese; dove puoi presentarti con i migliori prodotti che hai ma se non conosci bene i modi e i tempi della loro richiesta, se non possiedi una strategia di penetrazione, se non sei dotato di una interfaccia internet per l’ecommerce, se non sai approcciarci alla burocrazia, per quanto semplice sia rispetto all’Italia, non vai da nessuna parte; anzi, lo spaesamento che ne ricavi sul momento, dovuto alla scarsa dimistichezza con la lingua, ti fa desistere da ogni progetto espansivo e ti fa rintanare nel guscio da cui provieni: il che è un peccato, perché i prodotti italiani, di fatti, fanno la differenza». E i foggiani, in particolarmodo, sono molto bravi a fare la differenza. Non è un caso che nella capitale della Gran Bretagna vivano almeno un paio di migliaia di loro? «No, non è un caso perché i foggiani sono molto attivi e capaci di grosse eccellenze. Tutti coloro che non vogliono accettare una situazione come la nostra, si danno delle opportunità altrove, molto spesso non per restarci ma per attingengere alle ricchezze della nostra terra e farne un business proficuo. La mia sfida, d’altra parte, è partita proprio condividendo il progetto “Daunia in tavola” di Enzo Dota, un caro amico. E Londra, come altre mete europee, può rappresentare una grossa opportunità per tante altre aziende commerciali, in special modo adesso che Foggia ha la fortuna di avere Fabio Porreca alla guida della Camera di Commercia: un presidente giovane, orientato al futuro, allenato a fare impresa guardando oltre confine facendo analisi di mercato e progetti mirati a far tesoro delle tantissime risorse che la Capitanata possiede».